25 Gennaio 2010

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La cucina del futuro: vegetariana? Forse. Di sicuro, VERDE!

Si dice che, di fronte alle difficoltà, di necessità occorra fare virtù. E allora, chissà che la pratica del risparmio, che l’attuale crisi economia mondiale ci impone, non si diventi l’occasione per imparare ad evitare tutti gli sprechi inutili e ad impiegare in modo più responsabile le risorse a nostra disposizione, specie di quelle ambientali.
In effetti, la rapidità dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni richiede un radicale ripensamento del nostro modo di intendere il benessere, magari proprio a  partire dalla progettazione e realizzazione di ambienti domestici più ecocompatibili. Nel settore della produzione di cucine, industria e design sembrano essere particolarmente sensibili al problema, con investimenti sempre più consistenti nel senso dell’eco-sostenibilità.
Scavolini, con il progetto GreenMind, inaugurato nel 2009, si è impegnata ad usare fonti di energia rinnovabili a impatto zero e ha introdotto, per tutte le strutture delle proprie cucine, i pannelli IdroLeb, a bassissima emissione di formaldeide; Ernestomeda con Silverbox, di Pietro Arosio, ha ridotto drasticamente la presenza del legno, ricorrendo all’alluminio, mentre Valcucine, già nel 2008 presentava Reciclanta, l’anta dello spessore di 2mm completamente in vetro, atossico, resistente e completamente riciclabile. Whirpool con GreenKitchen, presentata all’edizione Eurocucina del 2008, ha offerto la prima cucina intelligente, in cui la combinazione di elettrodomestici a basso consumo e nuove tecnologie abbatte del 70% il consumo di energia e ottimizza l’impiego di acqua e calore.
Ma la ricerca e la sperimentazione si spingono verso soluzioni ancor più “ecologiche”, perché è proprio in cucina che si presentano le maggiori occasioni di spreco e le maggiori necessità di razionalizzazione: l’impronta idrica (ossia l’acqua dolce complessivamente necessaria alla sua produzione) di una semplice tazza di caffè, ad esempio, è pari a 140 litri d’acqua. 
Nel progetto AION, di Antoine Lebrun, piante specializzate con particolari proprietà filtranti sviluppate dall’industria aerospaziale, sostituiscono la tradizionale cappa e riforniscono costantemente la cucina di acqua pulita potabile e sapone vegetale. Alexandra Sten Jørgensen ha pensato, invece, di inserire la cucina nel ciclo vitale di una pianta, che vive dell’acqua riciclata e del concime proveniente dal compostaggio dei rifiuti, adattandosi alle caratteristiche ed ai gusti di chi si prepara gli alimenti. Più radicale l’obiettivo della designer indiana Nilay Shah che, nel concept I Green per Veneta Cucine, si propone addirittura di eliminare il frigorifero, sostituito da vassoi di legno riciclato o ceste di plastica biodegradabile in cui conservare, essiccare e contenere i cibi. L’idea è che senza il frigorifero si consumeranno sempre di più alimenti freschi, acquistati all’occorrenza e nella giusta quantità, con meno rifiuti e meno consumo di energia per la refrigerazione.
Accessorio indispensabile di ogni cucina ecologica che si rispetti potrebbe diventare, invece, LOOP di Teresa Stillebacher e Birgit Dejaco. La struttura, dal design accattivante, si presta a molteplici utilità: produce metano dalla decomposizione di rifiuti organici e può alimentare, con il gas o l’energia elettrica derivata, tutti gli elettrodomestici della cucina, ma è anche una zona relax ed un piccolo giardino di piante aromatiche o commestibili, alimentate dall’acqua riciclata della cucina e dal concime ottenuto dal compostaggio.
Forme moderne e sofisticate si uniscono alle tecnologie più avanzate nella ricerca di soluzioni ecosostenibili nella cucina Rinascimento, di Thomas Defossez, vincitore della categoria spazio cucine nella terza edizione de “Les Trophees du Design” indetto dalla De Dietrich. L’ambizione è quella di segnare la rinascita della cucina, attraverso la costruzione di uno spazio sobrio, efficiente ed ergonomico che sappia rispondere alle necessità del nostro tempo rispondendo alla domanda di una maggiore eco compatibilità. La struttura è in grado di produrre biogas dalla decomposizione dei rifiuti organici, alimentando, così, i fuochi della cucina e gli altri elettrodomestici. L’anidride carbonica prodotta dalla combustione è utilizzata dalle piante che si giovano anche del terreno fertilizzato ottenuto dal compostaggio. I materiali, alluminio e vetro, sono atossici e riciclabili e rendono la cucina innegabilmente elegante.
Natura e tecnologia convivono in un ciclo naturale simbiotico, in cui il cibo è coltivato, conservato, cucinato e compostato per la produzione di nuovo cibo, nel progetto FLOW 2, realizzato da Studio Gorm, (John Arndt e Wonhee Jeong) ed esposto al Museum of Contemporary Craft di Portland. FLOW2 è una “cucina vivente”, in cui ogni parte ed ogni attività ad essa collegata fornisce il suo contributo. L’acqua di scolo dei piatti è raccolta da piante aromatiche. I rifiuti organici, separati dagli altri, possono essere raccolti in un contenitore a tenuta stagna in cui vermi specializzati provvedono alla decomposizione e trasformazione in fertilizzante, da destinare a tutte le piante della casa. I consumi di energia sono ridotti al minimo grazie alla quasi totale eliminazione del frigo. Gli alimenti, infatti, sono conservati in appositi contenitori di terracotta e, quando siano necessarie temperature più basse, in un refrigeratore che si basa sull’evaporazione dell’acqua contenuta tra le sue due pareti, ideale per la conservazione di ortaggi, frutta, verdure e formaggi.
La cucina del futuro, dunque, pare destinata a diventare qualcosa di più di uno spazio per la preparazione del cibo: un luogo in cui agire in perfetta simbiosi con i meccanismi di funzionamento dell’ambiente e dei processi naturali.

http://antoinelebrun.fr/
http://www.dezeen.com/
http://www.tropheesdudesign.com/
http://www.scavolinigreenmind.it/
http://www.waterfootprint.org/


Ripalta Borrelli