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23 Novembre 2009

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Patrick Jouin: 100 per cento French design!

Parlando del design francese, anni fa, Alessandro Mendini lo paragonava a un triste palazzo grigio dalle cui finestre i progettisti francesi assistevano all’allegro corteo degli altri paesi. Oggi la situazione è diversa. Philippe Starck è un’icona contemporanea e la sua firma è sinonimo indiscusso di gusto e originalità. Ma non basta, perché negli ultimi dieci anni, nuovi talenti hanno portato la Francia a ricoprire un ruolo di vera protagonista nel mondo del design internazionale e non più di semplice spettatore.
Tra queste giovani leve si distingue, senza dubbio, Patrick Jouin. Nato a Nantes nel 1967 e diplomato nel 1992 presso la ENSCI-les Ateliers di Parigi, tra il 1995 ed il 1998 ha collaborato con Philippe Starck, per poi decidere, nel 1999, di inaugurare un proprio studio di progettazione e design a Parigi. Il suo stile fresco ed elegante si è presto imposto all’attenzione degli operatori del settore e degli amanti del buon design, anche grazie all’incontro con Alain Ducasse, che ha segnato l’inizio di una fortunata e fruttuosa collaborazione.
Ducasse, considerato il migliore chef al mondo della cucina francese, infatti, ha affidato al giovane Jouin la decorazione e progettazione d’interni di alcuni dei ristoranti della sua rinomata catena. Il  risultato è stato la creazione di ambienti che possono essere considerati quasi un manifesto programmatico dell’idea di coniugare arte culinaria e design contemporaneo e di offrire un’esperienza di raffinatezza e buongusto che vada oltre l’aspetto semplicemente gastronomico.

Proprio con quest’ambizione è nato, ad esempio, il Mix di Las Vegas. In un perfetto equilibrio tra stile e tradizione, il locale, magnificamente dominato da un enorme lampadario di 15.000 sfere di vetro soffiato, offre un’atmosfera elegante e lussuosa, ma mai eccessiva. Altrettanto efficaci i progetti del Plaza Athénée di Parigi e dello Spoon Byblos di St. Tropez, e, più recentemente la ristrutturazione del Jules Verne, in cui il designer ha dovuto trovare una soluzione decorativa adeguata al suggestivo panorama di Parigi che si gode dal secondo piano della Tour Eiffel, e la progettazione del ristorante del Dorcester Hotel a Londra, in cui è riuscito a creare un ambiente lussuoso senza ori e cristalli, ma semplicemente combinando tra loro con equilibrio ed attenzione materiali ordinari.

Quello che più colpisce di Jouin, nei progetti di arredamento d’interni, come pure nel design degli oggetti che portano la sua firma, è la freschezza e la modernità delle soluzioni estetiche, sempre caratterizzate, però, da una armonia e da un’eleganza che le rendono quasi classiche.
Ed i riconoscimenti non mancano. Nel 2003 ha vinto il premio “Designer dell’anno” di “Maison & Objet” e recentemente è stato protagonista, a San Paolo del Brasile, di “Le Paris de Patrick Jouin”, un’esposizione di 150 oggetti e più di 50 progetti che ben evidenzia la sua rapida ascesa sulla scena del design contemporaneo.
Alcuni dei suoi progetti sono entrati a far parte di prestigiose collezioni, come quelle del MOMA e del CENTRE POMPIDOU. Ed in effetti, per la innovatività delle tecnologie adottate e per la originalità delle invenzioni formali, alcuni dei suoi oggetti potrebbero trovare posto in una galleria d’arte senza difficoltà. Con la serie “Solid” di MGX, ad esempio, Jouin ha fatto della stereolitografia laser qualcosa di più di una tecnica di prototipazione rapida, elevandola al rango di vero e proprio metodo di produzione.
La sperimentazione di nuove tecnologie, però, non è mai disgiunta dalla cura del risultato estetico ed il design è sempre ispirato al gioco, alla poesia o alla natura. Forse è questo uno dei motivi per cui lo stile di Jouin ha trovato particolare apprezzamento presso alcune delle aziende italiane notoriamente più attente alla ricerca ed al design del prodotto, come CASSINA, per cui ha firmato tavolo Labeau, o KARTELL, per cui ha curato Thalya, la riedizione di un modello storico di sedia realizzata in policarbonato con la tecnologia dell’iniezione a gas. Particolarmente suggestivi e talvolta poetici i progetti di MURANO DUE, brand di Firme di Vetro, il cui gusto per la purezza ed eleganza delle forme è stato perfettamente tradotto da Jouin in prodotti come Ether, splendida cascata di gocce di luce, o Mercure, dalla morbida forma di goccia di mercurio, e per cui il designer francese ha, di recente, firmato Reed, un sistema d’illuminazione basato su cinque elementi modulari, che, come con un nuovo alfabeto, consente di esprimere infinite soluzioni luminose per ogni esigenza.
Forse siamo ancora lontani dal poter dire che l’allievo abbia superato il maestro Starck, ma certamente del giovane Jouin, che con il suo talento già tanto lustro ha dato al design francese, si sentirà ancora molto parlare.


Ripalta Borrelli